La Psicoterapia della Gestalt

ad orientamento fenomenologico-esistenziale

Perls

Friedrich Salomon (Fritz) Perls
(1983-1970)

La Psicoterapia della Gestalt prende forma nella prima metà del ‘900. Nel clima rivoluzionario che investì la maggior parte dei campi del sapere, lo psicoterapeuta tedesco Fritz Perls, insieme ai suoi collaboratori, condusse un’opera di integrazione e “rifondazione”. Essa nasceva dal bisogno di conciliare due differenti esigenze: da un lato, mantenere viva l’idea rivoluzionaria freudiana dell’esistenza nell’individuo di spinte e motivazioni che ricadono al di fuori della consapevolezza cosciente e, dall’altro, ricucire tale idea in un tessuto scientifico e culturale differente rispetto a quello da cui era emersa e in cui affondava le sue radici, ovvero quello psicoanalitico. Tale opera fu influenzata da un vasto e fecondo insieme di  nuove discipline che contribuirono a definire quella che, successivamente, sarebbe stata riconosciuta come la visione “umanistica” della psicologia; tra queste spiccavano l’Olismo (Smuts), la Psicologia della Gestalt (Koffka, Köhler, Wertheimer), la Teoria del Campo (Lewin), la Fenomenologia e l’Esistenzialismo (Buber, Heidegger, Husserl, Kierkegaard, Merleau-Ponty).

In ottica gestaltica, il funzionamento della mente si basa sulla dinamica figura-sfondo: tutte le funzioni sono attive contemporaneamente sullo sfondo e si alternano in figura in base all’emergere di un bisogno. Quando esso si presenta, infatti, si apre una Gestalt che lo pone in figura. L’individuo, pertanto, perde lo stato di omeostasi psichica e tende a mettere in atto contromisure per riacquistarlo (autoregolazione organismica).

triangolo di kanizsa

Triangolo di Gaetano Kanizsa

Il processo attraverso cui l’individuo tenta di riconquistare l’omeostasi psichica è detto “ciclo del contatto” (Perls e Goodman) ed è composto da quattro fasi – Pre-contatto, Presa di contatto, Contatto pieno, Post-contatto –, seguite da un quinta fase detta di Ritiro in cui l’individuo è allo “stato zero”, nel vuoto fertile dell’indifferenza creativa, da cui potrà emergere una nuova esperienza. Paolo Quattrini metaforizza il ciclo del contatto nella cosiddetta “Spirale dell’esperienza o spirale del contatto”, in cui ciascuna fase corrisponde ad un passo in quello che in Gestalt si definisce continuum di consapevolezza: cosa sento, cosa penso, cosa faccio, cosa sento dopo averlo fatto. Tuttavia, accade a volte che il ciclo del contatto si interrompa e che le Gestalt restino aperte, provocando nella persona uno stato di malessere emotivo.

Spirale dell'esperienza Paolo Quattrini

Spirale dell’esperienza di Paolo Quattrini

Nella psicoterapia della Gestalt, dunque, il disagio psicologico ha a che fare con la presenza di Gestalt aperte, ossia di esperienze non concluse, non sufficientemente elaborate e bloccate. Questa prospettiva considera il disagio in termini di processo, non di sintomo da eliminare, e ciò permette di immaginare un cambiamento che ha inizio nel momento in cui il paziente chiede di lavorare su un “problema”, in quanto solo lui può percepire il disagio e formulare la richiesta. La psicoterapia, pertanto, ha lo scopo di riportare il paziente al qui ed ora e di rimetterlo in contatto con il suo mondo emotivo, in modo che acquisisca maggiore consapevolezza di quanto gli accade e sviluppi l’abilità di rispondere a ciò facendo una scelta coerente con quello che sente ed appropriata alla situazione che sta vivendo (response-ability), abbandonando abitudini nevrotiche poco o per nulla funzionali al suo benessere.

Infine, riguardo allo psicoterapeuta, Perls contrappone alla neutralità ostentata dell’analista il “contatto uomo a uomo” ed il coinvolgimento consapevole del terapeuta gestaltico. Quest’ultimo, infatti, è nella relazione con il paziente così com’è, con le sue sensazioni e le sue emozioni, e pratica un ascolto attivo, ossia durante l’ascolto del racconto del paziente gli restituisce l’effetto che gli fa ascoltare quanto egli gli sta dicendo. Inoltre, al contrario dell’analista, non usa l’interpretazione ma accompagna il paziente, rispettando i suoi tempi e le sue modalità, in un percorso di consapevolezza e di piena assunzione di responsabilità.

Alcuni testi per approfondire

  • Ginger S., La terapia del con-tatto emotivo, Edizioni Mediterranee, Roma, 1990.
  • Perls F. S., La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1980.
  • Quattrini G. P., Per una psicoterapia fenomenologico-esistenziale, Giunti Editore, Firenze, 2011.
  • Rogers C. R., La terapia centrata sul cliente, Edizioni Martinelli, Firenze, 1970.